Prodotti DOP e IGP del Lazio: l’atlante delle denominazioni

Il Lazio custodisce una rete di prodotti a denominazione europea che va ben oltre il pecorino e il carciofo romanesco più conosciuti. Mettendo in fila le registrazioni ufficiali dell’Unione Europea si contano 27 eccellenze DOP e IGP nel comparto alimentare (formaggi, oli, ortaggi, salumi, pane), distribuite fra le cinque province della regione. Questo atlante raccoglie tutte le denominazioni in un quadro unico, con i dati aggiornati del registro comunitario, per capire dove nascono e che cosa distingue una DOP da una IGP. I vini, che seguono un registro separato, restano fuori da questa mappa.

Prodotti DOP e IGP del Lazio suddivisi per categoria: formaggi, oli e olive, ortofrutta e cereali, carni e salumi, pane e forno
Le 27 denominazioni food del Lazio ripartite fra DOP e IGP.

Quante sono le eccellenze DOP e IGP del Lazio

Delle 27 denominazioni alimentari, 15 sono DOP (Denominazione di Origine Protetta) e 12 sono IGP (Indicazione Geografica Protetta). La categoria più affollata è quella dell’ortofrutta e dei cereali, con otto prodotti divisi equamente fra i due marchi, seguita dalle carni e dai salumi, dove prevale nettamente l’IGP. I formaggi, al contrario, sono tutti DOP: è il segno di un legame particolarmente stretto fra questi prodotti e il loro territorio d’origine, dalla Campagna Romana alla Ciociaria.

DOP e IGP: che cosa cambia davvero

La differenza non è di prestigio ma di legame con il luogo. Nella DOP tutte le fasi (produzione della materia prima, trasformazione ed elaborazione) avvengono nell’area delimitata, secondo un disciplinare rigoroso: è il caso del Pecorino Romano o dell’olio Sabina. Nella IGP è sufficiente che almeno una fase produttiva si svolga nella zona indicata, il che lascia più margine, per esempio, sull’origine di alcune materie prime. Entrambe sono tutelate dall’Unione Europea e iscritte nello stesso registro pubblico, eAmbrosia.

Come nasce una denominazione protetta

Dietro ogni riga del registro c’è un percorso lungo, che parte dai produttori e non dalle istituzioni. Sono loro a doversi associare e a scrivere un disciplinare: il documento che fissa la zona di produzione, le varietà o le razze ammesse, i metodi di lavorazione, le caratteristiche del prodotto finito e, soprattutto, il nesso fra quelle caratteristiche e il territorio. È questo legame, non la notorietà del nome, il punto su cui si gioca l’intera domanda.

La richiesta passa prima dal ministero dell’agricoltura, che la esamina e la sottopone a un periodo di pubblicità durante il quale chiunque abbia interesse può presentare opposizione. Superato l’esame nazionale, il fascicolo viene trasmesso alla Commissione europea, che ripete la verifica su scala continentale e apre una seconda finestra per le opposizioni, accessibile anche a soggetti di altri Paesi. Solo alla fine il nome entra nel registro europeo e diventa un bene collettivo: da quel momento nessun produttore fuori dal disciplinare può usarlo, nemmeno in forma allusiva. A vigilare sul rispetto delle regole è un organismo di controllo autorizzato, che verifica le aziende iscritte lungo tutta la filiera.

Le denominazioni DOP e IGP del Lazio provincia per provincia: Viterbo, Rieti, Roma, Frosinone e Latina
Le denominazioni tipiche di ciascuna provincia del Lazio.

Le denominazioni provincia per provincia

La geografia delle denominazioni segue quella dei paesaggi agricoli. L’Alta Tuscia, nel Viterbese, concentra la Nocciola Romana, l’olio di Canino e la castagna di Vallerano; la Sabina reatina custodisce il primo olio d’oliva d’Italia ad aver ottenuto la DOP; l’area di Roma e dei Castelli allinea il pane di Genzano, la porchetta di Ariccia e la ricotta romana; la Ciociaria frusinate porta in dote il peperone di Pontecorvo e il fagiolo cannellino di Atina; l’Agro Pontino, in provincia di Latina, aggiunge il kiwi, il sedano bianco di Sperlonga e gli oli delle Colline Pontine. Le cinque denominazioni oleicole della regione si distribuiscono fra queste stesse aree, e a distinguerle in bottiglia serve saper leggere che cosa dichiara l’etichetta. Alcune denominazioni, di natura interregionale, hanno una zona di produzione che comprende il Lazio insieme ad altre regioni.

Il registro completo delle denominazioni del Lazio

La tabella raccoglie tutte le denominazioni food registrate la cui zona di produzione interessa il territorio laziale, ordinate per categoria. Per le denominazioni interregionali la zona è indicata come tale, perché il disciplinare si estende oltre i confini della regione.

Denominazione Categoria Tipo Zona principale
Pecorino Romano Formaggi DOP Interregionale (incl. Lazio)
Ricotta Romana Formaggi DOP Lazio
Pecorino di Picinisco Formaggi DOP Frosinone
Mozzarella di Bufala Campana Formaggi DOP Interregionale (incl. Latina e Frosinone)
Ricotta di Bufala Campana Formaggi DOP Interregionale (incl. Latina e Frosinone)
Sabina Oli e olive DOP Rieti e Roma
Canino Oli e olive DOP Viterbo
Tuscia Oli e olive DOP Viterbo
Colline Pontine Oli e olive DOP Latina
Oliva di Gaeta Oli e olive DOP Interregionale (incl. Latina)
Olio di Roma Oli e olive IGP Città metropolitana di Roma e province
Nocciola Romana Ortofrutta e cereali DOP Roma e Viterbo
Peperone di Pontecorvo Ortofrutta e cereali DOP Frosinone
Castagna di Vallerano Ortofrutta e cereali DOP Viterbo
Fagiolo Cannellino di Atina Ortofrutta e cereali DOP Frosinone
Carciofo Romanesco del Lazio Ortofrutta e cereali IGP Roma e Viterbo
Kiwi Latina Ortofrutta e cereali IGP Latina e Roma
Sedano Bianco di Sperlonga Ortofrutta e cereali IGP Latina
Patata dell’Alto Viterbese Ortofrutta e cereali IGP Viterbo
Salamini Italiani alla Cacciatora Carni e salumi DOP Interregionale (incl. Lazio)
Abbacchio Romano Carni e salumi IGP Lazio
Porchetta di Ariccia Carni e salumi IGP Ariccia (Roma)
Prosciutto Amatriciano Carni e salumi IGP Rieti
Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Carni e salumi IGP Interregionale (incl. Lazio)
Agnello del Centro Italia Carni e salumi IGP Interregionale (incl. Lazio)
Mortadella Bologna Carni e salumi IGP Interregionale (incl. Lazio)
Pane Casareccio di Genzano Pane e forno IGP Genzano di Roma (Roma)

Cinque primati da conoscere

La Sabina, primo olio DOP d’Italia. L’olio extravergine Sabina, prodotto fra le province di Rieti e Roma, è stato il primo olio d’oliva italiano a ottenere la Denominazione di Origine Protetta: un riconoscimento che ha aperto la strada alle decine di oli territoriali certificati arrivati dopo.

La Nocciola Romana, una DOP fra i noccioleti. Coltivata soprattutto nel Viterbese e nell’area a nord di Roma, la Nocciola Romana è iscritta come DOP e alimenta una filiera dolciaria che va ben oltre i confini regionali.

Il Pecorino Romano, un peso massimo economico. Fra i formaggi a denominazione, il Pecorino Romano DOP figura stabilmente tra le prime indicazioni geografiche italiane per valore economico, con una quota rilevante destinata all’esportazione.

Il Carciofo Romanesco, l’ortaggio simbolo. Il Carciofo Romanesco del Lazio IGP, il celebre «cimarolo» dalla forma tondeggiante e senza spine, è tra i prodotti più identitari della cucina romana, dalla vignarola alla frittura.

Il Pane di Genzano, l’unico pane IGP del Lazio. Il Pane Casareccio di Genzano è stato uno dei primi pani in Europa a ricevere l’IGP: crosta scura, mollica alveolata e la caratteristica «infarinatura» di crusca sulla superficie.

Chi vuole passare dalla mappa alla tavola trova spunti anche nel calendario di stagione, dalla marmellata di mele cotogne al pane senza glutine, oppure nella dispensa di prodotti artigianali.

Che cosa dice l’etichetta

Sul banco la denominazione si riconosce da un marchio circolare con la corona di stelle: rosso e giallo per la DOP, blu e giallo per la IGP. Il simbolo non è decorativo e non si appone a discrezione, perché accompagna il nome registrato per intero, nella forma esatta con cui compare nel registro. «Pecorino» da solo non dice nulla, «Pecorino Romano DOP» è un’altra cosa, e la distanza fra i due è precisamente ciò che il marchio protegge.

Accanto al simbolo l’etichetta porta di norma il riferimento all’organismo di controllo, spesso con un codice che identifica il lotto e l’azienda: è l’elemento che permette di risalire alla partita in caso di verifica. Molte denominazioni hanno inoltre un consorzio di tutela riconosciuto, che si occupa di promozione e vigilanza e che in alcuni casi aggiunge un proprio contrassegno. Vale infine ricordare che un disciplinare non è scolpito nella pietra: può essere modificato su richiesta dei produttori, e con esso possono cambiare i confini della zona, le tecniche ammesse e persino il numero delle denominazioni in elenco.

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Il grafico per categoria può essere ripubblicato liberamente citando la fonte. Basta copiare il codice qui sotto e incollarlo nel proprio sito.

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Fonti

I dati sulle denominazioni provengono dal registro ufficiale dell’Unione Europea eAmbrosia e dalle schede della Fondazione Qualivita. Il numero delle denominazioni può variare nel tempo con l’iscrizione di nuovi prodotti o l’estensione dei disciplinari.

Domande frequenti

Quanti prodotti DOP e IGP ci sono nel Lazio?

Ventisette denominazioni alimentari registrate nell’Unione europea: 15 DOP e 12 IGP. Il conteggio esclude i vini, che seguono un registro separato.

Qual è la differenza tra DOP e IGP?

La DOP indica il legame più stretto con l’origine, perché tutte le fasi si svolgono nell’area indicata. Per l’IGP è sufficiente che almeno una fase sia legata al territorio.

Qual è l’unico pane IGP del Lazio?

Il Pane Casareccio di Genzano IGP, prodotto a Genzano di Roma, riconoscibile per la crosta scura e l’infarinatura di crusca.

Quali sono gli oli DOP e IGP del Lazio?

Gli oli sono cinque: Sabina DOP, Canino DOP, Tuscia DOP e Colline Pontine DOP, più l’Olio di Roma IGP. Rientrano tutti nella voce «oli e olive» del registro, che arriva a sei perché comprende anche l’Oliva di Gaeta DOP, un’oliva da tavola: è la terza categoria della regione per numero di denominazioni.

Qual è stato il primo olio DOP d’Italia?

La Sabina, prodotta fra le province di Rieti e Roma: è stato il primo olio d’oliva italiano a ottenere la Denominazione di Origine Protetta, aprendo la strada agli oli territoriali certificati arrivati dopo.

Quali formaggi laziali hanno una denominazione?

Cinque: Pecorino Romano DOP, Ricotta Romana DOP, Pecorino di Picinisco DOP, Mozzarella di Bufala Campana DOP e Ricotta di Bufala Campana DOP. Le ultime tre sono interregionali e comprendono aree del Lazio.

Quale denominazione laziale pesa più sul piano economico?

Il Pecorino Romano DOP, che figura stabilmente fra le prime indicazioni geografiche italiane per valore, con una quota rilevante destinata all’esportazione.

Che cos’è il Carciofo Romanesco del Lazio IGP?

Il celebre «cimarolo» dalla forma tondeggiante e senza spine, fra i prodotti più identitari della cucina romana: dalla vignarola alla frittura.

Dove si coltiva la Nocciola Romana DOP?

Soprattutto nel Viterbese e nell’area a nord di Roma. Alimenta una filiera dolciaria che va ben oltre i confini regionali.

Quale provincia del Lazio ha più denominazioni proprie?

Viterbo, con quattro denominazioni legate in esclusiva al suo territorio, fra oli, ortofrutta e frutta secca.

Quale categoria raccoglie più denominazioni?

L’ortofrutta e i cereali, con otto denominazioni, seguiti dalle carni e dai salumi con sette e dagli oli e olive con sei. I formaggi sono cinque, il pane uno.

I vini del Lazio rientrano in questo conteggio?

No. Le denominazioni vitivinicole sono iscritte in un registro europeo distinto da quello alimentare e non compaiono quindi fra le ventisette dell’atlante.