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Pane olio e fantasia: ricette e pane senza glutine

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Pane casereccio appena sfornato: filoni, panini e una ciambella al sesamo su un tavolo di legno

Foto: Sergio Scalone (CC BY 4.0), Wikimedia Commons

«Pane olio e fantasia» è il programma di Food Network Italia dedicato all’arte della panificazione, condotto dalla cuoca toscana Enrica Della Martira, finalista di MasterChef Italia. Nato dal successo dei suoi lievitati fatti in casa, il format accompagna gli spettatori tra impasti, lievitazioni e forme del pane della tradizione. Non stupisce che la ricerca «pane olio e fantasia ricette» sia tra le più diffuse fra gli appassionati: ogni puntata propone un pane diverso, dalla schiacciata fiorentina al pane in cassetta.

Pane olio e fantasia: le ricette del programma

Il filo conduttore di «Pane olio e fantasia» è il pane fatto in casa in tutte le sue varietà. Tra le ricette documentate nelle varie stagioni ci sono la schiacciata fiorentina, il pane tradizionale con lievito madre liquido, le focaccine in padella, il pane in cassetta e il pan brioche: impasti diversi per lievitazione, farine e cottura, spiegati passo passo. In alcune puntate il pane diventa anche la base per piatti completi, dai tramezzini ai crostini.

Le ricette di Enrica Della Martira privilegiano tempi lunghi di lievitazione, farine selezionate e cotture attente. Chi cerca «Enrica Della Martira ricette» punta di solito proprio a questo metodo casalingo e ripetibile; per questo «pane olio e fantasia ricette» resta tra le ricerche più frequenti, perché ogni episodio è, di fatto, una piccola lezione di panificazione. Sotto la voce «Enrica Della Martira ricette» si raccolgono così schiacciate, pani rustici e lievitati dolci, tutti pensati per la cucina di casa.

Il seguito del format si legge anche negli ascolti televisivi, un tema che portali di cronaca e spettacolo come notizieh24.eu seguono con regolarità.

Chi è Enrica Della Martira

Toscana, finalista di MasterChef Italia e poi cuoca a tempo pieno, Enrica Della Martira ha trasformato la passione per il pane in un programma televisivo. Nelle sue puntate racconta la panificazione come un gesto quotidiano, fatto di lievito, farina, acqua e pazienza, più che di attrezzature complicate. È questa impostazione semplice ad aver reso popolari le sue ricette anche fuori dallo schermo.

Gli ingredienti e il metodo del pane fatto in casa

Il pane casalingo nasce da quattro elementi soltanto: farina, acqua, lievito e sale. È il loro equilibrio, più della ricetta, a decidere il risultato. La farina di grano tenero tipo 0 o 1 dà una maglia glutinica robusta, mentre una quota di integrale o di semola aggiunge sapore e colore alla crosta. L’acqua si dosa in rapporto al peso della farina, l’idratazione: più è alta, più la mollica resta aperta e alveolata, ma l’impasto diventa difficile da lavorare a mano.

La differenza vera sta nel lievito. Il lievito di birra, fresco o secco, agisce in poche ore ed è il più pratico per cominciare; il lievito madre chiede rinfreschi regolari e tempi lunghi, e in cambio dà un pane più profumato e a lunga conservazione. In entrambi i casi una lievitazione lenta, anche una notte in frigorifero, migliora digeribilità e aroma senza cambiare gli ingredienti.

Caratteristica Lievito di birra Lievito madre
Tempo di lievitazione Poche ore Un giorno o più, con rinfreschi
Gestione Pronto all’uso Rinfreschi regolari
Aroma del pane Delicato Più intenso e complesso
Conservazione Normale Pane a lunga conservazione

Le fasi dell’impasto, dalla farina alla forma

Fra il momento in cui la farina incontra l’acqua e quello in cui la pagnotta entra in forno passano diverse ore, scandite da fasi che hanno ciascuna un compito preciso. La prima è l’autolisi: farina e acqua da sole, mescolate grossolanamente e lasciate riposare una mezz’ora prima di aggiungere lievito e sale. In quel riposo la farina si idrata per intero e il glutine comincia a formarsi da sé, il che accorcia parecchio il lavoro successivo.

Viene poi l’impastamento, che serve a organizzare quella maglia in una struttura elastica. A mano bastano dieci minuti su un piano leggermente unto, meglio che infarinato: aggiungere farina in questa fase è la scorciatoia più comune e anche la più dannosa, perché cambia l’idratazione decisa in partenza. Sugli impasti molto idratati conviene sostituire l’impastamento con le pieghe, una serie di allungamenti e ripiegature a intervalli di venti o trenta minuti, che costruiscono forza senza scaldare la massa.

Le ultime due fasi hanno nomi che in panificazione restano distinti. La puntata è la lievitazione della massa intera, subito dopo l’impasto; l’apretto è quella dei pezzi già formati. Fra le due sta la formatura, il gesto che dà tensione alla superficie della pagnotta: è quella tensione, non la quantità di lievito, a decidere se il pane crescerà verso l’alto o si allargherà sulla teglia.

La cottura: il vapore, la temperatura, la crosta

Un forno domestico non è un forno da panificio, e la differenza principale non sta nella temperatura ma nel vapore. Nei primi minuti di cottura l’impasto si espande ancora, e una crosta che si asciuga troppo presto blocca quella spinta. Si inforna quindi a forno ben caldo creando umidità: una teglia rovente sul fondo in cui versare mezzo bicchiere d’acqua, oppure una pentola di ghisa col coperchio, che trattiene il vapore prodotto dall’impasto stesso. Il coperchio si toglie a metà cottura, quando la pagnotta ha finito di crescere e deve soltanto colorire.

Sul punto di cottura la crosta inganna, perché un pane può essere dorato fuori e ancora crudo dentro. Il riscontro più affidabile è la temperatura al cuore, che per una pagnotta di frumento si aggira sui 95 °C; in mancanza di un termometro resta il colpo di nocca sul fondo, che deve suonare vuoto. Vale poi una regola per tutti i pani: si raffreddano su una griglia, mai su un piano chiuso, e non si tagliano da caldi. Dentro la mollica l’umidità sta ancora ridistribuendosi, e il coltello passato troppo presto lascia una massa gommosa che nessuna cottura corretta rimedia più.

Una versione di pane senza glutine

Accanto ai lievitati classici, chi non può usare il frumento può preparare un pane senza glutine con farine naturalmente prive di glutine, come quella di riso e quella di grano saraceno. La logica cambia: senza glutine non si forma la maglia elastica, quindi l’impasto resta più morbido, quasi colabile, e va lavorato poco. Il lievito di birra si scioglie nell’acqua tiepida, si uniscono le farine, poi sale e olio extravergine.

I cinque passaggi per preparare il pane senza glutine, dalle farine alla cottura a 220 gradi
Il metodo casalingo per un pane senza glutine, passo per passo.

Dopo una lievitazione di circa un’ora e mezza, quando l’impasto arriva ai bordi dello stampo, il pane senza glutine si cuoce in forno già caldo a 220 °C per circa 45 minuti, fino a doratura. Il risultato è una pagnotta dalla crosta sottile e dalla mollica compatta, diversa dal pane di frumento ma perfetta per chi segue una dieta priva di glutine.

Il punto critico del pane senza glutine è proprio la struttura che manca: senza la rete del glutine la mollica tende a sbriciolarsi. Per questo alle farine di riso e grano saraceno si uniscono di solito amidi, di mais o di patata, e un legante come lo psillio o la gomma di xantano, che trattengono l’acqua e danno coesione all’impasto. Questo pane, inoltre, secca più in fretta di quello di frumento: si conserva meglio ben chiuso e dà il meglio tostato nei giorni successivi.

Gli errori più comuni nelle ricette di panificazione casalinga

Chi porta in cucina le ricette viste in televisione scopre presto che gli inciampi sono sempre gli stessi, e quasi mai riguardano gli ingredienti. Il più diffuso è la fretta: l’impasto si giudica guardando l’orologio invece dell’impasto. I tempi indicati valgono per una cucina intorno ai venti gradi, e d’inverno una lievitazione può richiedere il doppio. La verifica è semplice: si affonda un dito nella massa e si osserva l’impronta. Se torna su subito manca ancora tempo, se resta scavata l’impasto è andato oltre, se risale piano a metà è il momento di infornare.

Il secondo errore riguarda il lievito e va nella direzione opposta a quella che si immagina: aumentarne la dose non fa crescere di più il pane, lo fa crescere prima e peggio, con un aroma che sa di lievito e una conservazione più corta. Semmai vale il contrario, meno lievito e più tempo. Va poi evitato il contatto diretto fra sale e lievito nella ciotola, perché il sale disidrata le cellule e ne rallenta l’avvio: si sciolgono in due momenti diversi della lavorazione. Resta il forno, che va acceso molto prima di quanto suggerisca la spia della temperatura: pareti e teglia hanno bisogno di altri dieci o quindici minuti per accumulare calore davvero, ed è quel calore, non l’aria, a dare la spinta iniziale alla pagnotta.

A proposito di pane, il Lazio ne ha uno solo a marchio europeo, il Pane Casareccio di Genzano IGP: lo si ritrova, insieme alle altre denominazioni della regione, nell’atlante dei prodotti DOP e IGP del Lazio. Sul pane appena sfornato tornano gli abbinamenti più semplici: un filo d’olio dalla dispensa artigianale, oppure un cucchiaio di marmellata di mele cotogne.

Domande frequenti

Dove vedere Pane olio e fantasia?

Il programma è andato in onda su Food Network Italia ed è disponibile anche in streaming sulle relative piattaforme on demand.

Chi conduce Pane olio e fantasia?

La conduttrice è Enrica Della Martira, cuoca toscana ed ex finalista di MasterChef Italia.

Quali pani si preparano nel programma?

Fra le ricette documentate nelle varie stagioni ci sono la schiacciata fiorentina, il pane tradizionale con lievito madre liquido, le focaccine in padella, il pane in cassetta e il pan brioche. In alcune puntate il pane diventa la base di piatti completi, dai tramezzini ai crostini.

Quali ingredienti servono per il pane fatto in casa?

Quattro soltanto: farina, acqua, lievito e sale. È il loro equilibrio, più della ricetta, a decidere il risultato.

Che farina conviene usare?

Il grano tenero tipo 0 o 1 dà una maglia glutinica robusta. Una quota di integrale o di semola aggiunge sapore e colore alla crosta.

Che cos’è l’idratazione dell’impasto?

Il rapporto fra il peso dell’acqua e quello della farina. Più è alta, più la mollica resta aperta e alveolata, ma l’impasto diventa difficile da lavorare a mano.

Meglio lievito di birra o lievito madre?

Il lievito di birra, fresco o secco, agisce in poche ore ed è il più pratico per cominciare. Il lievito madre chiede rinfreschi regolari e tempi lunghi, e in cambio dà un pane più profumato e a lunga conservazione.

Perché conviene una lievitazione lenta?

Una lievitazione lunga, anche una notte in frigorifero, migliora digeribilità e aroma senza cambiare gli ingredienti.

Con quali farine si fa il pane senza glutine?

Con farine naturalmente prive di glutine, come quella di riso e quella di grano saraceno. Senza glutine non si forma la maglia elastica, quindi l’impasto resta più morbido, quasi colabile, e va lavorato poco.

A che temperatura si cuoce il pane senza glutine?

In forno già caldo a 220 °C per circa 45 minuti, fino a doratura, dopo una lievitazione di un’ora e mezza circa: si inforna quando l’impasto arriva ai bordi dello stampo.

Perché il pane senza glutine si sbriciola?

Perché manca la rete del glutine che tiene insieme la mollica. Per questo alle farine di riso e grano saraceno si uniscono amidi, di mais o di patata, e un legante come lo psillio o la gomma di xantano, che trattengono l’acqua e danno coesione.

Come si conserva il pane senza glutine?

Secca più in fretta di quello di frumento: si tiene meglio ben chiuso e dà il meglio tostato nei giorni successivi.